Rosso di sera… questione di Ionosfera!

 

Chi di noi non ha mai alzato gli occhi al cielo chiedendosi: “che tempo farà domani?”.

A questa domanda il professor Doug Currie e i suoi colleghi ricercatori dell’Università del Maryland risponderebbero con un’altra domanda: “di che tempo parli, atmosferico o spaziale?”.

 

Ebbene sì, perché non sono solo i fenomeni al di sotto dell’atmosfera terrestre ma anche quella al di sopra di essa ad influenzare la nostra qualità di vita. Le condizioni nello spazio influenzano la Terra e il suo sistema tecnologico; il nostro tempo meteorologico spaziale è la conseguenza del comportamento del Sole, della natura del campo magnetico terrestre e della nostra posizione all’interno del sistema solare. In particolare l’attività della Corona Solare con le sue eruzioni e le conseguenti tempeste elettromagnetiche può avere un impatto molto elevato sulla nostra quotidianità, nei casi più intensi e per fortuna meno frequenti (l’ultimo nel 1859) si parla di potenziale rischio black-out delle reti elettriche e dei network di comunicazioni digitali e analogiche dell’intero Pianeta.

 

Dal 27 Marzo un punto di osservazione (e di previsione) in più si aggiunge alla rete di osservatori in giro per il mondo, si tratta di Sant’Urbano! Da qualche settimana infatti vi si trova installato un prototipo di Space Weather Ground Station (SWGS) che agganciandosi ai satelliti di passaggio riceve una serie di dati (radio beacon) che consentono di ricostruire lo stato della ionosfera e dunque di prevedere il “tempo spaziale” (space weather).

 

Il progetto, che nasce dal Generale Vittori e dal prof. Currie, punta a diventare l’installazione pilota per almeno altre 5 stazioni da collocare sulla dorsale che va da Trieste alla Sicilia e nei sui primi giorni di vita ha già attirato presso la valle di San Clemente una delegazione dell’Ufficio Spazio dell’Aeronautica Militare venuta per capirne il funzionamento.

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